Nero italiano
(recensione di Claudio Palmieri,
Progetto Babele)
Pensate all'Italia fascista, però non
cercate l'immagine nei ricordi delle vostre letture di storia, ma pensate ad un'Italia diversa, che non è entrata al fianco
della Germania nazista nel Secondo Conflitto Mondiale, ma che, al pari della vicina Svizzera, ha evitato quella guerra giocando
la carta della neutralità. Benito Mussolini non è stato ucciso a colpi di arma da fuoco, ma è morto per un'attacco cardiaco
il 25 Aprile 1944 e il suo posto da condottiero del regime fascista è stato preso dal genero Galeazzo Ciano. Al momento in
cui vi parlo, ci troviamo nel 1976 e la dittatura fascista, a 54 anni dal suo avvento, è affannata e agonizzante. L'Italia
è un paese soggetto ad un austerity permanente a causa delle ristrettezze energetiche indotte dal ferreo isolamento politico-economico
che lo schiaccia tra le potenze occidentali ed il blocco Sovietico. Neanche i possedimenti coloniali sono in grado di lenire
questa condizione cronica, essendo essi, per il nostro Paese, fonte di problemi più che di risorse. Difatti, il liso impero
coloniale italiano è scosso da sanguinose rivolte che costringono il governo centrale a dislocare annualmente decine di migliaia
di militari italiani per garantire l'ordine nelle terre di confine.
Vi prego, non prendetemi per pazzo, non
sono fuori di me; vi sto solo anticipando come Giampietro Stocco, nel suo romanzo "Nero Italiano" edito dalla Fratelli Frilli
Editori (2003, prezzo 8,50 Euro), si immagina sarebbe andata la nostra storia se l'Italia non fosse entrata al fianco dei
Nazisti nella Seconda Guerra Mondiale.
Le vicende narrate nel romanzo di Stocco si svolgono a cavallo tra il 1976 ed il
1977 in un'Italia fascista guidata da un oramai vecchio e stanco Galeazzo Ciano a cui il ruolo e la carica di Duce pesano
più che mai. E proprio una svolta politica che lo tiri fuori da questa oramai obsoleta e scomoda posizione di potere quella
a cui sta pensando il vecchio Ciano quando appoggia la strategia proposta da un giovane politico deciso ed intraprendente,
Maria De Carli. La De Carli, una volta nominata ministro degli esteri, attua un avvicinamento strategico-economico all'Unione
Sovietica guidata da Breznev e, sul fronte interno, spinge per ottenere un'apertura del regime al confronto con le altre forze
politiche.
Grazie alle importazioni dall'Unione
Sovietica le ristrettezze energetiche terminano e, seguendo il programma proposto dalla De Carli, l'Italia sembra muoversi
verso libere elezioni. Anche il sostegno del Re Umberto II di Savoia non si fa attendere, tanto che il Re d'Italia investe
la De Carli della carica di Presidente del Consiglio dei Ministri di un Governo in cui, finalmente, rientrano alcuni dei partiti
banditi dal regime fascista. Il meccanismo dell'uscita dal regime totalitario sembra oramai avviato, gli Italiani intravedono
la fine di un regime durato troppo a lungo e guardano apparire all'orizzonte il ritorno delle libertà che 54 anni di dittatura
avevano loro negato. Tutto sembra andare per il meglio, ma anche in questa Italia alternativa, in questo nostro Paese che
in un'altra dimensione spazio-temporale ha avuto un'evoluzione storica diversa, la politica non è limpida e i suoi giochi
sono meno che mai lineari.
Giampietro Stocco, attingendo dalla nostra
storia, imbastisce una trama fanta-politica intrigante, piena di azione e suspance, degna dei thriller che ci arrivano da
oltreoceano. Dopo una partenza lenta, che deve la sua pesantezza al carattere eccessivamente descrittivo della narrazione,
il suo romanzo si sviluppa ed accelera conducendoci attraverso un travolgente dipanarsi di vicende ed avvenimenti, punteggiati
da numerosi colpi di scena.
Lo stile della scrittura ha un taglio
giornalistico, coerente con il background dell'autore che è giornalista della Rai attualmente attivo nel TG regionale della
Liguria. La prosa è diretta, senza fronzoli, adatta ad un romanzo di azione. La struttura della storia si avvale di una buona
integrazione tra le vicende fantastiche create dalla mente dell'autore e alcune verità storiche. Così anche in questa Italia
fantastica troviamo il movimento studentesco, i movimenti di estrema sinistra, le bande armate e poi personaggi quali Papa
Paolo VI e altri ispirati a politici realmente esistiti.
Tra l'altro, Giampietro Stocco ha ambientato
il suo romanzo a Roma. Il lettore si troverà così a muoversi tra Città Universitaria, Stazione Termini e Piazza Venezia, seguendo
i cortei studenteschi, o a nascondersi nelle stradine secondarie che si dipartono da via del Corso per sfuggire a pericolose
situazioni di guerriglia urbana. Per alcuni episodi, la narrazione, così strettamente legata ai luoghi della capitale, si
rivela particolarmente efficace per chi ha dimestichezza con quella città.
I personaggi, dal protagonista, il giornalista
televisivo Marco Diletti, passando al politico Maria De Carli, fino ad arrivare a Galeazzo Ciano, sono delineati con tratto
sicuro e caratterizzati con uno spessore psicologico adatto ad un romanzo d'azione. Alcune vicende sono al limite del credibile,
ma risultano accettabili nel complesso della visione fanta-politica del romanzo. Il finale è aperto a diverse considerazioni
e questa è una buona cosa.
Concludo con un appunto che va fatto
alla casa editrice Fratelli Frilli: non ho infatti digerito la scelta tipografica che vede la mancanza dell'"a capo" quando,
nel discorso diretto, la parola passa da un interlocutore ad un altro e quando, nella narrazione, si presenta un cambiamento
di scena. Questa scelta, forse legata allo scopo di limitare il numero di pagine complessivo del libro, all'inizio induce
il lettore in confusione e, nel seguito, una volta che egli abbia preso confidenza questa scelta stilistica, lo affatica in
maniera ingiustificata. Una pecca auspicabilmente eliminabile in una seconda edizione.